Kaki, fashion and stranger things.

Mi pento dei miei peccati, non guardavo “Stranger Things”.

La prima riunione di Dicembre è particolarmente importante da Kaki: si pianificano gli allestimenti in negozio e le campagne pubblicitarie per le tre più importanti ricorrenze del periodo: Black Friday, Natale e Capodanno.
Quest’anno troviamo subito le idee giuste per le prime due occasioni ma per Capodanno l’ispirazione proprio non arriva. Un po’ sconfortate, rimandiamo la riunione in attesa dell’idea giusta.
Uscendo dalla stanza Serena si gira verso di me e, quasi tra sé e sé, fa: “Stasera ci rifletto, devo solo guardare l’ultima puntata di Stranger Things…Magari mi viene in mente qualche ide…” Non finisce la frase e vedo i suoi occhi spalancarsi, diventano fanali. Si pietrifica e urla “EPIFANIA!!!” Alzando e agitando le braccia in segno di vittoria “Facciamo Stranger Things!”.
Dovete sapere che le idee migliori, nel nostro caso, sono solitamente le più ridicole. Nessuno sa perché ma tra noi c’è come un’energia intergalattica che mette in collegamento le nostre menti. Chiamiamola “energia delle cazzate”, perché meno seria è l’idea e più entusiasmo c’è, nel metterla in pratica.
All’epifania di Serena seguono quindi circa dieci minuti di incontenibile entusiasmo da parte delle altre, mentre io osservo un po’ perplessa la scena dalla mia scrivania.
Io non guardo Stranger Things.
Finiti i festeggiamenti per quella che all’unisono tutte dichiarano essere “una genialata”, faccio presente che non comprendo bene la situazione perché non ho visto la serie.
Ai festeggiamenti quindi seguono, come prevedibile, improperi alla mia persona. Ho una sola possibilità di redenzione: vedere in un pomeriggio tutta la prima stagione.
La guardo rapita, mi tolgo il cappello e confermo la genialata. Vai con la foto!


Nei giorni successivi, comunque, si parla un po’ più seriamente della serie. Analizziamo l’idea, studiamo meglio la storia, gli ideatori e la realizzazione (un po’ di serietà la spargiamo anche noi ogni tanto, in qua e in là).
Stranger Things parla di nostalgia, di amicizia e di famiglia, di dramma e di rinascita, di coraggio, di rabbia e di perdono, di scoperta e di diversità. É anche un contenitore di temi attualissimi ma senza tempo: fotografia, moda, musica e tendenze. É un inno agli anni ’80 che fa uso di una narrazione perturbante ma comprensibilissima, senza abbandonare mai un sottofondo di ironia.
Parla con gli occhi dei bambini, ma con un linguaggio adulto (spesso un po’ scurrile, che piace sempre ai più). È la rivincita dei nerd che diventano i più fighi e dei ragazzi di provincia che non sanno di essere eroi.
Se ci si riflette, non sorprende affatto che sia stato un fenomeno mediatico a livello mondiale con la prima stagione, e che l’aspettiva per la seconda sia stata così alta.
Quando mi hanno raccontato la serie, prima di averla vista, mi sembrava un’accozzaglia di temi diversissimi tra loro.
“Cosa c’entrano insieme dei ragazzini, un universo parallelo di morte e desolazione, delle luci di natale su una parete, i bomber di jeans, una bambina con dei super-poteri e la musica anni ’80?” In realtà, adesso capisco, tutto.

Fiore all’occhiello di Netfix, che ha creduto nell’idea visionaria e un po’ folle dei fratelli Duffer, Stranger Things è un insieme di cose strane che meravigliosamente comunicano tra loro riuscendo a farti mantenere una soglia di attenzione e un coinvolgimento emotivo altissimi.
Ci riesce con un linguaggio semplice e una fotografia meravigliosa, con una colonna sonora che fa impazzire e una scelta dei costumi semplicemente perfetta. Per non parlare degli attori (giovani e meno): un cast inaspettatamente stellare.
Hanno insomma creato un “instant classic“, un’opera di culto immediatamente definibile tale. Il segreto è certamente riconducibile al buon connubio tra rimandi nostalgici e tendenze attuali.

Se vogliamo concentrarci sui costumi (argomento a noi più caro) si potrebbe aprire un capitolo infinito. Volendo riassumere: Top.
A dimostrarlo, per esempio, è il curioso caso del crash del sito del museo di scienze del Minnesota, da parte dei fan di Stranger Things che, per acquistare una felpa indossata da Dustin nella prima puntata della seconda stagione (raffigurante un brontosauro, prodotta negli anni ’80 dal museo, appunto, e scelta dalla costumista Kim Wilcox per la scena) hanno letteralmente mandato in tilt il sito, che in poche ore dalla riedizione e messa on-line della felpa in questione, ha ricevuto ben 18.000 ordini.
Ho deciso di guardare la serie in primis per questo aspetto, quello delle proposte nei look. La serie è infatti ambientata in un periodo storico che, soprattutto quelli della mia generazione, ricordano con nostalgico affetto.
Soprattutto nella moda, gli anni ottanta si sono fatti notare (nel bene e nel male) ma anche ricordare.
Un ritorno, dopo trent’anni, era proprio inevitabile. Tutti i nostri: “Gli anni 80 non torneranno mai di moda!” e “Ma come ci vestivamo?” o “Ho bruciato tutte le spalline delle giacche” non sono serviti a molto e, come volevasi dimostrare, loro si sono ripresentati forti e più sfacciati che mai.
In collezione, questo inverno, noi da Kaki avevamo un gubbino in coste di velluto identico a quello di Nancy, un cappello con gli stessi colori di quello di Dustin, camicie ricamate e maglioncini a righe a non finire, bomber in denim a bizzeffe e “check” ovunque, come piovesse.
Per non parlare dei calzini alti sportivi “in spugna”, quelli con le righe. Se non li porti, non sei nessuno.
Senza volerlo e senza saperlo, insomma, ero già una fan sfegatata della serie.
Mi pento di non averlo capito prima.
“Stranger Things” è una gran figata.

“La genesi di Stranger Things è stata rocambolesca, invece. D’altronde, come spieghi ai finanziatori che vuoi dei bambini protagosisti di uno show destinato ad un pubblico adulto? I veri “immaturi” sembravamo noi durante i pitch, mentre cercavamo di convincere grosse compagnie di streaming e video on-demand, come Netlfix, con un trattamento di 20 pagine, rilegato con i vecchi loghi dell’Amblin Entertainment e una raffica di figurine da diario di scuola. Ci presentavamo alle riunioni con cartellette e adesivi dello Squalo, i Blues Brothers, Ritorno al futuro e l’Artiglio di Freddy Krueger.
Duffer Brothers – ideatori di Stranger Things

stranger_things_kakiGrazie a Serena per la geniale epifania, a Chiara per la realizzazione della foto e la successiva “lavorazione”, a Giulia per la perfetta scelta dei capi e a Monica per la magistrale interpretazione del personaggio!

P.S. Sappiate che io, da grande furbona quale sono, sfrutto amiche, conoscenti e amiche di amiche per la buona riuscita dei miei progetti. Come Mary, per i riferimenti più corretti da nerd consumata e Flora per le dritte tecniche o Elisa che con (e nei)  blog ci vive e ci lavora. Grazie a tutte ragazze!