Pink is the new Black

Ho accettato di considerare il rosa come possibile colore presente nel mio armadio, probabilmente non prima dei 26 anni.

Non che io sia tipo da solo Nero (prevedo anche il Grigio, il Nero scuro e il Nero chiaro) ma, per tanto tempo, il rosa proprio no.

Datemi i pois, le stelle o piuttosto i fiocchi. Scendo a qualsiasi compromesso ma il rosa non fatemelo vedere nemmeno da lontano. Così era.

Poi le cose sono cambiate, non so esattamente quando.

Mi sono ammorbidita, in generale e su diverse cose. Sarà stata la gravidanza e gli ormoni che si porta appresso e ti lascia in eredità, saranno stati gli anni di esperienza e confronti, di scambi e cambiamenti di prospettive, nel lavoro e nella vita.

Sarà che ad un certo punto ho iniziato ad accettare di essere piccola circondata da grandi e giovane in mezzo ai maturi e navigati.

Ero stanca di essere quella dei “Te ne davo 18”, anche a 28. Ho sperato per anni arrivassero delle rughe precoci o qualche capello bianco, di sentirmi chiamare Signora ogni tanto e non sempre ragazzina.

Sembrerà assurdo ma è così, perché quando l’unica cosa che davvero vorresti è dire la tua, far sapere come la pensi e far vedere cosa sai fare ma gli altri non riescono ad ascoltarti perché vedono solo un bel visino da giovincella di provincia, allora dal Rosa ti tieni distante come dal fuoco.

Fatto sta che il cambiamento è arrivato, complici forse i 30 anni, e ho finalmente aperto le porte al Rosa, del mio armadio e del mio negozio.

Ho accettato di essere me stessa, senza rughe e con l’aria da svezzamento appena iniziato, ed è andata bene così. Ho imparato ad aspettare il momento giusto, perché arriva per ogni cosa, sempre.

Libera finalmente di essere una finta ragazzina, se al mondo va di vedermi così e di indossare la mia maglia rosa preferita.

P.S. Le rughe non sono ancora arrivate ma qualche cosa ho iniziato a dirla.

Ph presso Kaki Store (Chiaravalle AN)