I super saldi e le super sconfitte del fast-fashion.

Buona norma vuole che in questo periodo si parli dei saldi.
Un bell’articolo sugli irrinunciabili e le occasioni da non farsi sfuggire ci starebbe proprio e io ve ne parlerei volentieri,se ci fosse qualcosa di cui parlare.
Stavolta nessun #adversiting nei post e decisamente poco entusiasmo per questi #supersaldi.
Nel mio,di blog,io ho deciso di parlare fuori dai denti e di essere molto trasparente.
Questo è il mio piccolo limbo,quel luogo in cui posso permettermi di essere meno commerciante (e meno commerciale),un po’ più cinica,sincera e molto più schietta soprattutto.
È un periodo difficile quello che stiamo attraversando. Per me,per il settore,per molti colleghi…E si potrebbe dire quasi tutti.
È stata una stagione complicata,partita male e continuata peggio. Chi vi dice il contrario è stato molto fortunato o è un bugiardo.
Burian,il governo instabile,il mercato saturo,le stagioni che cambiano.
Sembrano frasi di circostanza invece è quello che questo 2018 ci ha riservato come inizio d’anno. Partenza in grande stile insomma.
Io,poi,ho avuto qualche ciliegina da mettere sulla torta. Sto cambiando team,ho incassato delusioni e colpi bassi,sto imparando a convivere con un po’ di amarezza e sicuramente molta più consapevolezza.
Ultimamente insomma parlo poco di vestiti e molto di sensazioni ma il mio blog è nato anche per questo, per essere Kaki&Me. Ora è soprattutto “Me”.
Sarò quindi io ad essere particolarmente sfiduciata ma vi dirò la verità: anche fossero stati “saldi” normali,come ogni altro anno,non avrei comunque avuto grandi argomentazioni.
Ci ho provato a scrivere un bell’articolo,di quelli carichi di entusiasmo per questi meravigliosi folli acquisti di stagione ma l’esuberanza non è durata.
Quel “Venghino signori! Venghino a comprare!” proprio non mi è venuto.

Facciamo allora finta per un momento che io non sia la titolare di un negozio di abbigliamento ma una semplice ragazza appassionata di moda che si piazza dietro il bancone di un negozio a prendere appunti su ciò che succede in questo periodo.
I miei appunti racconterebbero che i saldi sono iniziati con ripetuti “Aspetto il 50%” e stanno continuando con “Ci penso,grazie.” in un negozio che lavora molto,tra l’altro e per fortuna.
Allora mi metto dall’altra parte, da quella dei clienti, perchè sono cliente anche io e cerco di ricordarmene sempre.
Noi clienti pensiamo bene all’acquisto. Giusto.
Spesso non serve una gonna in più o una t-shirt come altre dieci nell’armadio. Giustissimo.
Il problema amici clienti è che non dovremmo comprare molto ma dovremmo comprare bene.
Soprattutto dovremmo sentirci bene comprando, non perchè debba essere una valvola di sfogo,quello compulsivo non è mai un acquisto sano. Dovremmo sentirci bene comprando qualcosa di cui riusciamo a cogliere la storia,un significato. Che sia il prodotto,chi ce lo vende o l’unicità del luogo in cui facciamo l’acquisto.
Tutto questo si sta perdendo, io temo. La consapevolezza,della scelta di acquisto.
Il mercato è sovraffollato,il mondo dell’abbigliamento colmo di offerta,gli utenti bombardati da milioni di prodotti.
Siamo meno attenti a quello che ci viene proposto e soprattutto a come. Non si distingue più la qualità del servizio tantomeno gli si da valore, non vengono fatte distinzioni tra i prodotti o i materiali con cui sono realizzati,tutto si riduce al “Posso comprarlo a meno”.
Così negli anni siamo entrati nel tunnel delle perenni vendite promozionali,dei saldi di stagione che iniziano quando la stagione non è ancora nemmeno iniziata,dei competitor che diventano avvoltoi.
Ve lo dico molto chiaramente: fosse per me abolirei i saldi e offrirei più caffè la mattina ai miei clienti,tutto l’anno.
Mi assumerei volentieri questo rischio e sono convinta che nel lungo periodo mi ripagherebbe. Ripagherebbe tutti,lo facessimo in molti.
Domani,entrando in un negozio,pensiamo bene al perchè siamo entrati in quello e non in un altro e, per chi vende, ben venga la concorrenza se insegna qualcosa di nuovo.
Pensiamo al perchè stiamo comprando una maglia identica ad un’altra in un certo negozio piuttosto che in quello a fianco.
Che sia in cotone o viscosa,che abbia il bottone in plastica o metallo,che sia venduta in un locale storico o in un grande palazzo,che sia nuovo,vecchio o di alta ingegneria,che ce ce la stia proponendo la tirocinante piena di aspettative,la vecchia commerciante o la commessa svogliata,che sia stata ideata da un brillante designer emergente o l’ultimo assunto nel grande gruppo internazionale.
Cerchiamo di capire il perchè stiamo scegliendo una di queste cose. Anche se frettolosa e a volte quasi inconsapevole,sempre di una scelta si tratta.
Dietro i manifesti TUTTO -50% spesso c’è di più, se solo aprissimo gli occhi per vedere meglio e le orecchie per ascoltare davvero.
Soffermiamoci su cosa stiamo comprando e sul perchè.
Non compriamo di più, compriamo meglio. Soprattutto compriamo in modo più consapevole.