Aumentare i sensi di colpa, l’attività preferita delle mamme

“Quanto è cresciuto tuo figlio! Mi ricordo quando avevi il pancione, in negozio”.
Ad ogni foto che aggiungo, in quell’angolino in cassa, seguono sempre tanti commenti delle clienti affezionate e ad ogni commento i miei occhi diventano cuoricini pulsanti.
Parlo poco di lui nei social perché credo che i figli dovrebbero essere uno stimolo, non uno strumento.

Si possono trovare molti modi di coinvolgere i figli nella sfera lavorativa, alcuni più delicati altri meno come ci sono scelte diverse che ogni madre fà. Non credo ci siano scelte giuste o sbagliate, sono solamente scelte diverse. Io ho fatto la scelta di avviare un’attività mia, con i rischi e i sacrifici che ben conoscevo. Avevo vent’anni, mio figlio è arrivato a 26 quindi ero consapevole delle cose a cui avrei rinunciato e delle sfide che avrei dovuto affrontare.

Sapevo sarebbe stata difficile e lo è davvero, ogni giorno, per me e per la mia famiglia.
Ho sempre detto “Non farò crescere Noa in negozio” in questo senso con Kaki ho sempre avuto un rapporto conflittuale.
Le mamme che lavorano,quelle che lo fanno in proprio soprattutto, possono capirmi bene.

È un’eterna lotta con i sensi di colpa…E tu contro di loro, perderai sempre.
Alla fine in negozio mio figlio ce l’ho portato in pancia, l’ho allattato nei camerini, ha giocato in ufficio, fa merenda sopra il bancone della cassa.

Non saprò mai se sia un bene o un male, se la scelta sarà stata giusta, sbagliata o solo una scelta in buona fede.
Alla fine non riuscirò a mantenere tutte le promesse e per quanto cerchi di convincermi del contrario continuerò a lavorare molto e ad essere a casa meno di quanto vorrei. Continuerò a sentirmi in colpa ma anche a pensare che sia giusto così.
Probabilmente non sarò sempre con mio figlio, ma di certo lui con me c’è in ogni momento.