La strada ripida, porta alla cima più alta

Oggi voglio raccontarvi di una cosa che succede (ahimè) qualche volta nel nostro lavoro e che infastidisce oltre misura quelli che come me si fanno un mazzo quadruplo per mantenere viva l’anima e il carisma del proprio negozio quasi fosse una creatura vivente, perché creato in anni di sacrifici, studio e dedizione cieca.

Vi spiego meglio.

A me capita spesso di confrontarmi (volutamente e volentieri) con altri colleghi e cerco di tenere contatti con molti di loro.

Ci congratuliamo per i traguardi raggiunti o le nuove sfide, ci scambiamo consigli, siamo spesso reciprocamente clienti. In qualche modo ci facciamo il tifo.

Con tanti ho questo tipo di rapporto e ne sono molto felice perché l’arricchimento che ne traggo è di enorme valore.

Sono persone che io ammiro e che giudico di successo.

Al di lá del fatturato o delle dimensioni dei locali, quelli con cui mi piace confrontarmi e dei quali posso dire di avere stima, sono i colleghi leali, nonostante comunque competitor.

Ognuno fa i propri interessi e si gioca, ma si gioca pulito.

Il concetto vecchio stampo del “stai alla larga dal concorrente o se si avvicina sparagli” a me sembra tanto provinciale e sono convinta porti solo a farsi la guerra per rubarsi gli spiccioli.

I concorrenti che io osservo e ammiro, da cui prendo ispirazione ma (sempre e comunque) rimodellando la loro intuizione o il metodo su di me e la mia attività, sono infatti quelli i cui negozi raccontano una storia e trasmettono un’identità chiara e soprattutto personale.

Il problema nasce qui, quando la concorrenza non é più leale e il confronto diventa impossibile.

Ci sono delle regole, dovrebbe esserci disciplina tra i concorrenti affinché il sistema si sorregga, invece spesso si finisce per sprofondare nell’ararchia in cui il primo furbo (o quello che si ritiene tale) pensa di farsi strada imbrogliando, senza alcun rispetto nei confronti di gente che ha dedicato anni,decenni e in alcuni casi una vita intera alla propria attività. Quei commercianti che io ammiro e da cui imparo. Oggi non penso solo alle mie perdite per colpa dei disonesti, ma alle perdite di tutti i professionisti della categoria. Spesso economiche, ancor peggio di immagine. Tutti presi in giro dal primo furbetto.

Quindi qualche volta spuntano negozi che sembrano la brutta copia di quello vicino, “franchising non autorizzati”, copiaticci sfacciati insomma.

I colpi bassi e le furbate però io non le tollero.

Peggio dei disonesti ci sono solo i furbi. I concorrenti sleali,quelli che preferiscono la strada corta purchè sicura senza pensare che chiunque li osservi (clienti in primis) si accorgerà presto o tardi del “copia e incolla” sfacciato e spesso anche mal riuscito.

A quelli oggi voglio dire di farsi un giro per il mondo di tanto in tanto e di investire tutte le risorse e le energie come noi nella ricerca.

Di dedicare tempo e dedizione a questo lavoro anzichè fare la “lista della spesa” nei negozi concorrenti per ripresentare la stessa identica formula sfacciata, nel proprio.

Soprattutto di rimboccarsi le maniche per creare davvero qualcosa di proprio.

È un consiglio regalato in realtà questo, e credo il migliore che potranno mai ricevere.

Quella lunga, ripida e tortura è l’unica strada possibile perché è l’unica che porta davvero alla cima.

Nel lavoro,quello vero fatto dai professionisti,non esistono scorciatoie.