Si ma tu, che lavoro fai?

Tu cosa fai?

Rispondere “l’influencer” no mi spice, non va bene. Lo sostengo io che lavoro molto con i social network, ai quali per carità devo tanto, ma rimane una risposta non valida.
Oltre acchiappare like (che nessuno mette in dubbio sia una grande capacità ma no, non è un lavoro), cosa Sai Fare? 
Crei ottimi contenuti su Instagram perché sei bravo a scrivere? Apri un blog o scrivi un libro, sarai un blogger o uno scrittore. O potrei passarti un content creator. 
Hai un bel corpo e una spiccata propensione alla “posa fotografica”? (l’eleganza è sempre il mio forte..), puoi dire di essere una modella. 
Sei bravo a creare relazioni? Potresti diventare un ottimo Pr.
Essere popolari su Instagram è come essere ricchi a Monopoli. Mi ha sempre fatto sorridere questa frase ma credo ci sia qualcosa di vero.
Ci sono ottimi professionisti in rete ma c’è anche tutta una schiera di persone, in Italia soprattutto, che porta invece alta la bandiera dell’Influencer-work, quasi fosse una categoria discriminata. “Poveri noi influencer, non vogliono riconoscerci il diritto di essere noi stessi.” No ragazzi, il piagnucolare non la vedo la strategia migliore. Forse dovreste solo capire meglio chi siete e cosa sapete fare nella vita.
Un buon artigiano può avere migliaia di follower e un engagement da far paura ma non dimenticherà mai chi è. Mai alla domanda ”cosa fai?” potrà rispondere diversamente da “L’artigiano”. Non c’è artigiano-influencer, c’è solo artigiano. Magari artigiano popolare nei social network, ma sempre artigiano rimane.
Quello che faccio, che mi identifica, quello che rappresenta il mio “mestiere” definisce anche me stesso, come persona. 
Molti non sanno più riconoscerlo. O forse capiscono che farlo è molto difficile e tentano la strada breve. Quindi vi svelo anche un segreto: creare buone didascalie, realizzare belle immagini (per non parlare dei video), trasmettere ottimi contenuti, non è affatto cosa semplice. Bisogna saperlo fare, quindi richiede studio, competenze, dedizione, collaboratori capaci attorno. E torniamo al concetto principale: quello del Saper Fare.
Fare l’influencer dovrebbe infatti significare bel altro ma la parola è ormai decisamente inflazionata.
Il concetto di mestiere ce lo stiamo perdendo. Inesorabile è la confusione e commistione di occupazioni, il lavoro specifico non attrae più, la specializzazione, la responsabilità del tipo di attività che si ricopre. 
Dire io sono un commerciante, un architetto, un calzolaio, un politico, un farmacista, un programmatore, un attore, un’estetista, un parrucchiere, un archeologo non va più di moda.
I lavori sono infiniti, perché volete tutti fare gli influencer?
Io SONO, io SO FARE. Non lo sento più dire molto.
Sento più spesso dire “Ho studiato per…”. Quindi scusatemi ma la domanda poi, mi esce spontanea. E poi? Dopo aver studiato cosa pensi di voler fare? Soprattutto, cosa pensi di dover fare, per dimostrare al mondo le tue competenze? Già, questa è la parte difficile.
Perché dopo l’università o i corsi di formazione inizia la vita vera, e dovete capirlo altrimenti le porte in faccia arriveranno forti.
Oltre rincorrere like su Instagram, cosa vorresti fare? Sai che c’è un mondo, là fuori, che ti chiederà impegno e sacrifici per raggiungere anche gli obiettivi più piccoli? Sai che ci sono strade ripide da prendere e che i soldi non si trovano appesi all’albero di Internet? Hai idea di come si pagano le bollette, si invia una raccomandata, quante tasse dovrai pagare, di come si gestisce un dipendente, di come si parla con un cliente, si trovano collaboratori o si tratta con i fornitori? Di come si lavora, hai davvero idea?
Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di confrontarmi con colleghi, professionisti o imprenditori che come me vedono sempre più oceanico il divario tra “chi fa” e “chi vorrebbe fare”. Troppe scuse, troppe autogiustificazioni e spesso “chi fa” davvero non trova le giuste ricompense o non viene sostenuto abbastanza per poter continuare “a fare”. 
E intanto disoccupazione alle stelle ma spiagge piene di gente.
Mi piacerebbe avviare un’attività ma è troppo difficile, ho questa laurea ma non trovo aziende che assumono, ho questa idea ma non so da dove partire.

Però ho 8.000 follower su Instagram, magari ne faccio un lavoro. 
Giustissimo, però FALLO. Vai all’agenzia delle entrate e apri una P.Iva, contatta un’agenzia di Pr o cerca un agente, studia, approfondisci e impara il mestiere. Diventa un professionista. Faccio l’influencer non basta. 
Ce ne sono molti di professionisti nel settore del social marketing, non dico il contrario, ma c’è anche un mare di superficialità e incompetenza che rischia di farci annegare più velocemente di quanto immaginiamo.
Io ci ho messo tanto per capire cosa volevo fare e chi volevo essere, ma mai per un istante ho pensato di potermi spacciare per qualcosa che non sono.
Quello che so fare, lo dimostro ogni giorno, e cerco di farlo al meglio, con le difficoltà che comporta, senza scuse o attenuanti.
Io sono Claudia e sono un’imprenditrice. Mi occupo di vendita (local e on-line) di abbigliamento. 
Si dice che “Il pubblico che ti somiglia è l’unico pubblico che ti serve” (@paoloisabettini dixit) e vorrei capire se ho sbagliato qualcosa durante il percorso o se posso dire, nella comunicazione, di aver fatto un buon lavoro. Vorrei capire se chi mi ascolta condivide le mie idee perché se così non fosse, il follow sarebbe sprecato. 
Che siate professionisti, impiegati, operai o artisti, che lavoriate in proprio o in azienda, cosa ne pensate del lavoro che fate? Credete anche voi che i social potranno offrire il lavoro del futuro o pensate sia giusto tenersi stretto il proprio mestiere, ora più che mai? 
Ma soprattutto, amici dell’internet lavoratori che mi ascoltate, nella vita, voi cosa fate? 

Curiosissima delle risposte che leggerò più tardi, ora torno a lavorare!

2 pensieri su “Si ma tu, che lavoro fai?

  1. M. ha detto:

    Faccio l’ingegnere ed il mio lavoro comprende competenza e responsabilità e soprattutto quest’ultima non è molto percepita. Faccio un lavoro sottopagato perché non sono ‘figlia di’ e sto cercando di farmi strada in un mondo lavorarivo prettamente maschile. Penso che l’unico vero movente in questi tempi sia la passione per il propri lavoro. Io ho studiato ingegneria e siccome non mi assume nessuno ho aperto la partita iva e ora sto creando quello che volevo fare. Sacrifici e passione vanno di paro passo per arrivare al successo sia professionale che personale.
    Riprendendo la tua metafora della spiaggia: Chi si piange addosso e si ferma di fronte alle prime difficoltà resterà a guardare dalla spiaggia le nostre barche col vento in poppa.
    Il mare è rischioso ma se non ti avventuri non troverai la tua isola felice.

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    • claudia_mencarelli ha detto:

      Ti copierò assolutamente la metafora della barca. Avanti tutta, che il vento tira forte, basta non aver paura di attraversare il mare! 😘

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