Odio e Amore

Io ho un rapporto un po’ conflittuale con i social network.
Vi spiego meglio.
Pur lavorando molto in rete e costantemente a contatto con molte persone, faccio in realtà una vita molto riservata, uso i social quasi esclusivamente per lavoro e pochissimo nel privato. Guardo quasi mai la televisione, leggo molto e mai cambierei la carta con iBook.
Vado più d’accordo con gli animali che con le persone e considero lusso massimo il potermi permettere una passeggiata nei boschi nel silenzio pieno.
Amo guardare le persone negli occhi e notare le impercettibili espressioni, ricordarmi del profumo e del tono di voce.
Questo in Instagram non può esserci.
E rivelazione più sconvolgente: non guardo le Ig Stories.
Ho un rapporto un po’ conflittuale con Instagram. Dicevo.
Quando aprii i nostri account decisi di cambiare logo e payoff e Kaki diventó Kaki&Me.
Un po’ perché il nome utente Kaki era già occupato 🤷🏻‍♀️ un po’ perché avevo questa idea in testa: volevo raccontare il mio lavoro, non solo vendere vestiti. E per raccontare il mio lavoro avrei dovuto raccontare la mia vita. Avrei dovuto creare una storia, fatta di immagini e parole.
Le fan-page Facebook erano appena nate, non conoscevo Instagram, non lo avevo mai usato e non erano ancora molti quelli che potevano darmi qualche consiglio davvero valido.
Poca storicità, troppe novità introdotte troppo velocemente. Era un mezzo nuovo, ci si buttava un po’ nel buio.
Ho aperto l’account dicendo a me stessa “Tu fai vedere quello che fai durante le tue giornate, vedremo che succederà”.
Ricordo che un amico che si occupava di marketing un giorno mi disse “secondo me dovresti pubblicare solo foto del negozio e dei capi, non foto personali! Perché lo fai? A chi vuoi che interessi la tua vita privata?”
Io gli risposi che non lo sapevo e forse semplicemente mi piaceva avere un diario, che contenesse foto delle scarpe appena arrivate o di Noa al mare.
Onestamente non ragionavo molto sul da farsi, l’intuizione del &ME è stata più o meno involontaria.
Non sapevo cosa fosse il personal branding, il social selling o lo storytelling. (Probabilmente nemmeno il mio amico. Ora fa un altro lavoro 😉)

Per quanto involontaria però, credo sia stata una delle intuizioni migliori del mio lavoro.
Non so bene cosa sia successo in questi anni, sto ancora tirando le somme e probabilmente non sapremo mai cosa e dove i social ci porteranno e quali effetti avranno avuto sul nostro lavoro e sui nostri rapporti, tra 15 anni.
So però una cosa.
Riguardando le vecchie foto di viaggi,amici,nuovi arrivi,amori,saldi,sorrisi,outfit,figli e tutte le cose meravigliose che sono accadute dentro e fuori il mio negozio, scorrendo la bacheca Kaki&Me penso solo una cosa.
Mentre gli occhi un po’ si illuminano e il cuore un po’ si stringe.
Vedo una storia. E penso sia una storia bellissima.