Oggi impareremo la parola “Solidarietà”

“Scusate ma non se po’ sentì”
Se di solito non amo le polemiche, adesso le detesto.
Lo dico da giorni cercando al limite di dare messaggi positivi, di unione e solidarietà. Magari questo è utile.
Molti la pensano come me, da 6 giorni mi confronto con colleghi, aiutandoci.
Ho mandato più abbracci virtuali in questo periodo che in tutta la mia vita, ma qualche pecora nera esce sempre dal gruppo e non riesce proprio a trattenersi dal creare disordini.
Adesso c’è bisogno di ordine invece e buon senso (Nominata parola dell’anno,giustamente), di solidarietà e altruismo e di UNIONE ma qualcuno non può esimersi da continuare a pensare al profitto e all’accaparrarsi le briciole che credono rimarranno da questa catastrofe economica.
Mie opinioni a parte, dico questo:
Ora si dovrebbe parlare di gente che soffre, che perde la vita. Di aziende in ginocchio e persone disperate. Che vanno aiutate.
Non vuole essere quindi una polemica ma un semplice distacco da un pensiero che non è mio, non mi appartiene, e a cui pretendo di non essere associata visto che qualcuno ci butta forzatamente l’intera categoria dei commercianti. Come se poi giustamente fregasse a qualcuno con gli ospedali al collasso di noi commercianti.
Da ieri circola nei social un post, che riporto:

“Se vi fa impressione vedere il vostro paese deserto e con le saracinesche dei negozi abbassati, ricordatevene quando la quarantena sarà finita perché se non sarete voi ad aiutare i commercianti della vostra città quelle serrande non si alzeranno più e vivrete in una città spettrale per sempre. Sono i piccoli negozi che tengono viva la città, penso che ora più che mai ve ne stiate rendendo conto.
[ Ricordatevi di ciò che stanno perdendo ] in questi giorni e dei sacrifici che faranno quando riapriranno. [ Non vi fate prendere dallo shopping inutile online perché in quarantena le cose futili non vi occorrono, piuttosto tenetevi quei soldi in tasca per spenderli quando uscirete di casa. ]
[ A nome di TUTTI i commercianti ], grazie.❤️🇮🇹
Chi vuole copi e incolli.”

PUNTO 1)
Le frasi che ho messo tra parentesi sono quelle che non condivido. In primis c’è gente che perde la vita, se non ve ne siete accorti, prima del lavoro.
Il secondo messaggio che ne esce io lo interpreto come “Non comprare dagli altri ma compra da me”.
Lo trovo inopportuno e di cattivo gusto.
Ho parlato con persone in lacrime, ho sentito disperazione nera in questi giorni. La sto vivendo anche io.
Ora più che mai l’unico messaggio che credo la coscienza dovrebbe suggerirci dovrebbe solo essere “Uniamoci, sosteniamoci” “Aiutiamoci per uscirne più forti di prima”. INSIEME
Penso poi alla gente negli ospedali e a chi li cura. Noi dovremmo solo restare in silenzio muti. Spero qualcuno mi tagli le mani se volessi scriverne ancora. Consapevole del fatto che di fronte l’emergenza sanitaria i nostri battibecchi meritano solo un soffio di vento che se li porti via.
Non ci sono più distanze, siamo tutti inermi e nudi di fronte tutto questo.
Non dovrebbe più esserci competititività.
Se non riescono a capirlo ora e a far tesoro degli insegnamenti di questa situazione, posso solo dispiacermi perché non lo capiranno più.

PUNTO 2)
Se avessi avuto bisogno di qualcuno che mi rappresentasse, avrei assunto un avvocato.
Togliete quella dicitura in fondo prima che mi incazzi sul serio.
Firmatevi per nome, quando dite cazzate.
Quando tutto sarà finito, tante persone saranno morte. Noi magari ci abbracceremo e torneremo a lavorare più uniti di prima. Unica consolazione.
Voi su come si costruiscono attività che resistano nel tempo (e alle crisi) penso non c’abbiate capito niente.
Cosa penso poi dal punto di vista umano, evito di aggiungerlo.

Quindi secondo me sarebbe meglio che andassimo tutti a donare agli ospedali, invece che perdere tempo con i “copia e incolla”.

In ultimo, poi chiudo Facebook per i prossimi 6 giorni (per lavoro se serve mi trovate via mail).
In queste situazioni credo venga fuori il meglio o il peggio delle persone.
Nel lavoro io ho sempre visto anche confronto, non è solo profitto. Deve esserci anche rapporto umano. (Che sia online,diretto o entrambe le cose. Anche dietro una tastiera c’è sempre una persona e i nostri clienti penso lo sappiano).
Soprattutto deve esserci onestà e buone intenzioni. Che secondo me ripagano sempre, presto o tardi.
Questo è lo spirito con cui abbiamo sempre lavorato da Kaki&Me, anche prima del Covid-19.
E ne resto convinta.
Come me molti altri.
Questi giorni sto vedendo tanta solidarietà e tanto altruismo anche tra colleghi e io spero di essere parte positiva di questa catena di sostegno.
Non tutti però stanno reagendo allo stesso modo e quando accade, io non posso non prendere posizione perché sono sicura che l’esempio porti a condizionamento, positivo e negativo, quindi a maggior ragione l’azione negativa va segnalata nella speranza che venga corretta. Quella positiva soprattutto, sostenuta.
Chiamiamolo senso civico, semplicemente Buon senso. O Umanità.
Adesso c’è bisogno di positività, ma anche di prendere posizione per condannare e disincentivare atteggiamenti negativi.

(Il verde sono io, gli altri quelli a cui stringerò la mano per primi quando saremo usciti dall’isolamento.)