L’unica regola che conta. Fai del tuo meglio.

Allora ragazzi intanto le cose importanti: come state?

Qui tutto bene, io mi sono presa qualche giorno per pensare, e rallentare. La mente soprattutto. Niente Covid per fortuna. Solo un pó di paura.

Paura non solo della malattia quanto delle conseguenze che tutto questo sta portando agli animi. Nel frattempo mi sono data anche una nuova regola: “parla solo se interpellata” quindi visto che qualcuno ha chiesto che fine avessi fatto mi sembra gentile rispondere.

Sto alla grande.

Per quanto si possa star bene in una situazione come questa ma non sono malata, non mi trovo in ospedale, non vivo ogni giorno la terribile esperienza dei nostri medici e operatori sanitari, non sono costretta a lavorare al pubblico come gli amici di supermercati e negozi con generi di prima necessità, ho un orto da coltivare e un giardino da curare, un uomo forte e coraggioso al fianco e un bimbo che a 5 anni dimostra più maturità dei suoi genitori messi insieme e vagonate di pazienza nonché buon umore.

Quindi si. Sto alla grande. Incazzature con le banche, le tasche vuote e un po’ di incertezza diffusa a parte, come per tutti, sto bene. Mi sento molto fortunata e grata.

Ho solo avuto bisogno di tempo. Per schiarirmi le idee, per ritrovare equilibrio e semplicemente perché non mi andava di scrivere o parlare. Ho scelto la strada del silenzio per qualche giorno, con me stessa soprattutto perché a volte non mi sto dietro nemmeno io. Na faticaccia!

Ho solo guardato le farfalle volare la mattina e il sole scendere la sera, spesso con un bicchiere di vino in mano (e la sigaretta tornata nell’altra, ammetto). Ringraziando per quello che ho. Un conto corrente vuoto ma la salute piena.

Comunque non ne ho parlato perché ho solo scelto la strada della genuinità. Ho fatto quello che sentivo di voler fare. O non fare. Mi sono tenuta distante più che potevo dal telefono e dai social,soprattutto. E devo dirvi che un po’, è stato rigenerante.

Ho pensato tanto a quello che sta succedendo, a quella che secondo me sarà anche una rivoluzione di spirito e abitudini, quando torneremo alla nostra “vita quotidiana”. Forse non sarà più la stessa. Forse da un lato lo spero anche.

Ho pensato che tutto questo sta diventando un megafono di ciò che siamo realmente. Alcuni ne usciranno migliori, lo spero, ma in linea di massima temo che semplicemente verranno ingigantiti pregi e difetti che di norma tutti abbiamo.

Mi sono detta “non so” infinite volte. Probabilmente è l’unica cosa che so per certo, ora.

Quindi: cosa è successo in questi primi giorni di isolamento?

Premetto che no, sfortunatamente non ho ancora trovato il dono della sintesi quindi il pippone infinito è quello di sempre. In compenso però (perché il male non viene tutto per nuocere) sono successe anche cose positive. O negative che spero diventeranno positive.

Ho avuto una piccola crisi esistenziale (Santo quell’uomo che mi sopporta).

Ho avuto pena per tutti, mi sono disperata, preoccupata, ho cercato di dare una mano. Mi sono lasciata sopraffare dal desiderio di aiutare e dalla relativa impotenza per non poterlo fare.

Ho perso le energie.

Ho avuto paura della malattia, quella fisica, poi per quella d’animo. Mi sono impaurita, fortemente, per l’ignoranza e la cattiveria che ci circonda e avvolge, qualche volta senza lasciare respiro. Quello è un altro pericolo vero.

Mi sono sentita un po’ annegare.

Ho iniziato a vedere insoddisfazione e tanta rabbia. Diffidenza e malumore. E io che da inguaribile positivista mi aspettavo una rinascita dell’umanità da tutto questo…

Ho anche capito che non sbagliano gli altri, ma io a farmi aspettative. Ho capito che ognuno vede negli altri solo il riflesso di se stesso. E che queste situazioni amplificano tutto.

Soprattutto ho capito che l’unica regola che vale è fare del nostro meglio nel tempo che ci viene messo a disposizione, perché non possiamo sapere quanto sia ma solo decidere come usarlo. (Ho anche riletto il Signore degli Anelli per la terza volta).

Ho sentito polemiche per opere buone, per quelle cattive, per il semplice gusto di polemizzare. Ho sentito parlare di politica anzichè preoccuparsi della gente che muore.

Ho avuto anche un rigetto per l’umanità, poi un’altra crisi esistenziale poi paura che il genere umano sia davvero senza possibilità di salvezza.

Ho avuto un paio di attacchini d’ansia (leggeri leggeri) alla vista dei conti correnti vuoti e nel sentire le banche rispondermi “Sentiamoci nei prossimi giorni”. Però quella passa, l’ansia intendo. Le banche sempre stronze restano. Comunque anche pesando 50kg bagnata, ho le spalle più larghe dell’armadio di ciliegio della nonna. Qualcosa mi inventerò.

Ah si, ho anche avuto paura che scoppiasse la guerra.

Ad un certo punto, non ricordo se durante la paura della guerra o dopo, ho anche avuto voglia di bruciare tutti i vestiti della cabina armadio e rifugiarmi in un eremo di montagna.

Scusate passo indietro, l’idea dell’eremo è venuta dopo quella di prendere un cavallo e costruirmi arco e frecce per sfuggire alla carestia del dopo-guerra.

Quante cose possono accadere in una settimana, eh?!

Ma scherzi a parte (anche se quella del cavallo e arco la considero ancora una buona idea), semplicemente ho avuto poca voglia di scrivere, ancor meno di parlare. Dicevo: ho visto emergere cattiveria e supponenza e io, contro queste nemiche qui, no ho armi nè protezioni. Quando arrivano, mi sento solo inerme e impreparata.

Ho visto anche buon cuore e tanto altruismo, è vero, ma l’ironia vuole che quello rimanga sempre un po’ in ombra. Ho cercato di dare priorità alle cose per me importanti e imparare a non guardare troppo oltre. Ci sto ancora lavorando. Vivere alla giornata è una pratica per me un po’ nuova.

Pochi progetti e un bel freno a mano tirato di istinto.

Io piano non ci sono mai andata…Ma optare per qualche cambiamento nella vita, qualche volta è bene. Insomma, Ho avuto solo voglia di silenzio.

Ho cercato di fare qualcosa di buono, di dare messaggi positivi. Lo ritenevo giusto. Credevo fosse utile. Ho sempre pensato che le buone intenzioni giustificassero ogni azione. Ora non so più se sia vero. Forse a volte bisognerebbe solo farsi da parte e aspettare.

Quindi si, Sono preoccupata per quello che sarà, come tutti, ma nell’attesa di scoprire cosa accadrà mi dedico a costruirmi una vita migliore (e ad esserlo io) per quando la tempesta sarà passata e torneremo a mettere il naso fuori dell’uscio.

Buona vita ragazzi cari. Vi stringo con tutta la forza che posso.