Vorrei avere colpe, ma stavolta non ne ho.

Non ho praticamente più scritto di abiti o della collezione da quel maledetto 9 Marzo in cui ho deciso di chiudere, anche prima dell’obbligo.
Non mi va. Ci ho provato ma una fitta al cuore mi assale.
Ho fatto una scelta che ritenevo responsabile e doverosa.
Lo rifarei e se domani ci permettessero di riaprire, continuo a chiedermi se lo riterrei giusto. Non volevo essere parte del problema e la priorità era e rimane proteggere chi mi stava attorno.
Sono rimasta a casa, ho scelto anche un po’ la strada del rispettoso silenzio, sono stati e lo sono ancora giorni assurdi, difficili, a volte pieni di fiducia a volte di sconforto e pessime prospettive.
Alcuni continuano a chiedermi “Perché non parli degli abiti? Perché non provi a vendere? Puoi farlo, hai un e-commerce” .
Si tutto vero.
Perché non scrivo? Razionalmente una risposta completa non saprei formularla. Continuo solo a pensare “E scrivere di cosa?”
Di quanto il mondo sta crollando addosso a tanti di noi? Dovrei provare a vendere? Cosa? Perché? E che motivo avreste voi di comprare? Io non ne avrei, e scelgo l’onestà.
Non mi va di parlare di moda perché per me è sempre stata bellezza ed espressione, un mezzo con cui comunichiamo chi siamo e come ci sentiamo.
L’abito più ricercato che ho indossato durante la quarantena è questo: leggings, maglia nera e ciabatte con calzini.
Non ho perso la passione ma faccio quello che ora mi va di fare.
Pensare alle persone che stanno soffrendo più di noi, stare con la mia famiglia, godere delle piccole cose, sentirmi grata per quello che ho.
Voglio solo concentrarmi sul qui e ora, pensando che abbiamo fatto una montagna di errori in passato e soprattutto che no, alla normalità io forse non vorrei più tornare. Non voglio più commettere quegli errori, perdermi le piccole enormi scoperte di mio figlio, non vorrò più dire “Aspetta, mamma sta lavorando”.
Tutti quei “Presto che è tardi” e “Andiamo veloci, ho da fare” ,i baci non dati e i sorrisi persi…No io spero davvero non torneremo come prima.
Ma come andremo avanti? La grande domanda, e incognita, rimane questa.
Ho qualche decina (diverse) di migliaia di euro di merce invenduta, affitti e utenze da pagare, fornitori che hanno il diritto di essere onorati nelle scadenze, tanti progetti in costruzione che dovrò demolire prima di vederli realizzati…Le mie ragazze che aspettano una risposta su quale sarà il nostro e il loro futuro.
E io non riesco a darla quella risposta perché semplicemente non so cosa succederà.
Dovrei parlare di vestiti? Non ce la faccio. Chiamatemi debole. Forse debole sono, forse sto mollando anche io. Non lo so.
So solo che l’unica cosa che mi fa sorridere ora è guardare queste foto pensando che qui sono felice, e che le pochissime volte che dal 9 Marzo sono entrata in negozio, ho sentito una stretta allo stomaco e la testa far male.
Vorrei piangere ma non ci riesco. Perché non ho colpe questa volta. E vorrei averne.
Avrei almeno la possibilità di rimediare, invece anche quella sola possibilità, questa volta ci è negata.