The show must go on

Di solito non mi affeziono alle foto fatte con il telefono.
Quelle con la macchina, si.
Digitale mi appassiona ai ricordi, analogica mi obbliga ad appendere le stampe alla parete.
Auto-imposizione sempre buona.
Queste mi fanno un effetto diverso. Le ha scattate Noa, sarà per quello.
O forse è per la patina opaca un po’ anni ‘80 data dal non romanticissimo filtro-telefono distrutto-con lente sporca.
O forse è perché mia mamma aveva una foto simile di tanti anni fa.
Metti occhi azzurri, capelli biondi, il mare di sfondo e quasi ci somigliamo.
Ci siamo sempre assomigliate in realtà, io e lei, solo che nessuno lo capisce.

O forse a queste foto voglio bene perché stranamente non sorrido a 400 denti come da foto-posa-prassi.
Perché a farmele era mio figlio e con lui non devo nascondermi dietro il sorriso, quel sorriso che è un po’ la mia coperta di Linus, che fa credere agli altri e convincere me stessa che va tutto alla grande.
“Devi crederci che sto bene. Non vedi come sorrido?!”
Non che con lui sorrida poco. Praticamente in ogni momento, ma è un sorriso che niente ha a che fare con quello delle foto-pose-prassi.

Il sorriso nasconde tanto, se ci pensate, soprattutto se appare all’improvviso.
Quello che non ti aspetti, che ti fa pensare “Wow” mentre gli occhi si socchiudono, quasi da non vedersi più, schiacciati dagli zigomi.
L’effetto fumetti Manga mezza luna, avete presente?
Ti spiazza e rassicura allo stesso tempo e il bianco di tutti quei denti insieme, ti fa distogliere lo sguardo dagli occhi. Ma non te ne accorgi.
Gli occhi invece, quelli si, che raccontano la verità.
Dallo sguardo non si scappa. Fissa negli occhi una donna un po’ più a lungo e leggerai il racconto più sincero del mondo.

Ho imparato bene a sorridere in quel modo lì, anni fa.
Io ridevo poco, parlavo anche meno.
Camminavo sempre di fretta e difficilmente guardavo negli occhi le persone. 2 abitudini che sono ancora dure a morire.
Unica costante, ho sempre scritto tanto.
Mettevo gli occhiali anche senza bisogno. Avevo capito che proteggevano meglio gli occhi da chi cercava di scavare più a fondo.
Poi ho trovato il sistema del sorriso.
“Tu sorridi, sorridi sempre e senza preavviso.”
Sfoggiavo i denti, gran sorriso con occhi Manga e rimanevano tutti un po’ frastornati per quei 3 millesimi di secondo che mi permettevano di far spostare l’attenzione su qualcos’altro.
Il gioco era fatto, non cercavano più di scavarmi dentro. Via d’uscita, sei libera.

Che poi chi lo ha detto che non possiamo concederci il lusso di non essere felici, ogni tanto? Perché deve per forza andare tutto bene, essere sempre in forma, mantenere le aspettative, guadagnare tanto e spendere bene, essere responsabili e poco impulsivi.
Chi lo ha detto che dobbiamo solo pensare positivo, piacere a tutti, sorridere sempre, non cedere mai?
Qui non rido ma sorrido, e mi sembra molto più equilibrato quel sorriso velato da un po’ di malinconia che la poco obiettiva costante e forzata allegria.

Il negozio sotto questo aspetto è stato un gran palcoscenico. Una allenamento costante e continuo senza il quale non sarei come sono oggi. Che tra alti e bassi, poi non mi dispiace.
Arrivo lì da anni, ogni mattina, coperta dagli occhiali. Visto mai incontrassi qualcuno nella fase preparatoria del pre-spettacolo.
Faccio un respiro, urlo il mio “Merda merda merda” interiore di incitazione quotidiana e il sipario si apre.
Mi piace, non lo faccio con sacrificio, è una terapia utilissima. Mi ha salvato. Diverse volte.

Adesso il problema delle mascherine è anche questo, tra le tante rivoluzioni c’è anche quello di doversi guardare dritto negli occhi. Senza scuse o alternative.
Ti costringe a guardarti negli occhi e non capirci un cazzo di chi ti sta di fronte, o forse capirci anche troppo.
Ma gli occhiali con la mascherina si appannano quindi poi le cose non le vedi più bene tu.
Diventa tutto un po’ appannato, poco lucido.
È un bel problema.

The show must go on.